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Di tutte le splendide opere e costruzioni con cui i Borbone abbellirono e modernizzarono il Regno delle Due Sicilie, il fiore all’occhiello è senz’altro l’universalmente conosciuta ed apprezzata Reggia di Caserta, come noto progettata ed in gran parte costruita dall’architetto olandese Ludwig Van Wittel, italianizzato in Vanvitelli.
 

Facciata verso il giardino

Facciata verso il giardino

Questi fu voluto a Napoli personalmente dal Re Carlo, il quale, da degno pronipote del Re Sole, voleva senz’altro procedere alla costruzione di un nuovo Palazzo Reale, degna “dimora” di un Sovrano Borbone e della sua Corte. Ciò sia perché desiderava avere una reggia non a Napoli ma vicino Napoli (ovvio anche in questo il richiamo a Versailles), sia soprattutto perché la nuova costruzione sarebbe dovuta essere, nelle sue intenzioni, la più bella e grande reggia del mondo dopo Versailles stessa, ad onore del nuovo Regno da lui conquistato e come ulteriore riprova della sua volontà che tale Regno fosse realmente indipendente e sovrano.
 
Ed infatti Re Carlo seguì sempre, nel corso degli anni, personalmente i lavori, unitamente alla Regina, divenendo entrambi a tutti gli effetti le guide ispiratrici del Vanvitelli, senza mai travalicare però il progetto iniziale del grande architetto.
 
Fu un “unione d’animi” eccellente: ciò è riprovato dallo stesso Vanvitelli, nelle sue periodiche lettere al fratello, ove esprimeva sempre la sua gioia per l’attenzione che i due Sovrani davano al suo lavoro, e per l’armonica intesa che permetteva di procedere velocemente e con grande profitto.
 
Infatti, dopo la partenza per Madrid dei Sovrani nel 1759, le cose non saranno più come prima, e Vanvitelli rimpiangerà sempre i giorni felici degli Anni Cinquanta, a volte anche amaramente: famose sono le sue espressioni di rammarico per l’assenza del “Re Cattolico” ogni qualvolta terminava una nuova parte della Reggia (esempio gli splendidi giardini); un giorno ebbe a dire: «La fabbrica fa un bell’effetto, ma a che serve? Se vi fosse il Re Cattolico sarebbe molto, ora non è niente» [Cfr. Il Palazzo Reale di Caserta, a cura di G.M. JACOBITTI e A.M. ROMANO, Electa Napoli 1994, p. 8. Seguiamo tale lavoro per la nostra esposizione. In un’altra occasione disse che il Palazzo stava prendendo delle splendide proporzioni, ma senza il Re Carlo era come offrire «Margaritas ad porcos»].
 

Veduta della Reggia a volo d'uccello

Veduta della Reggia a volo d’uccello

Veduta prospettica del porticato a cannocchiale

Veduta prospettica del porticato a cannocchiale

La situazione divenne ancor più grave quando il Tanucci [“Maligna creatura” lo chiamava Vanvitelli. Ibidem.] prese il definitivo controllo del Regno, restringendo notevolmente le finanze a disposizione del Vanvitelli; infatti, se negli anni Cinquanta nella fabbrica lavorarono fino a 2000 operai, negli anni Sessanta diminuirono della metà.
 
Nonostante ciò, egli continuò a lavorare sempre con passione e impegno; inoltre nel 1766 giunse a Caserta il Galiani, Segretario dell’Ambasciata napoletana a Parigi, il quale, vedendo i lavori pressoché ultimati, elogiò apertamente il tutto, ed addirittura definì i giardini più belli e profumati di quelli di Versailles. Superfluo è sottolineare la gioia del Vanvitelli, che ormai aveva 65 anni ed era ammalato, e già pensava di lasciare al figlio Carlo la guida dell’opera per la sua conclusione.
 
Poi nel 1767 sarà il Vesuvio ad aiutarlo: dopo una violenta eruzione, il giovane Re Ferdinando IV decise di trasferirsi da Portici a Caserta, e così i lavori ripresero attivamente, fino alla sua morte, nel 1773; la sua opera sarà portata avanti dal figlio, ma in realtà la Reggia subirà modifiche ancora fino al 1920.

Il Palazzo

La prima pietra venne posta, con una cerimonia ufficiale, il 20 gennaio 1752, 36° genetliaco del Re Carlo. Vanvitelli aveva presentato il progetto il 2 maggio dell’anno precedente: Carlo e Maria Amalia ne furono talmente entusiasti che l’architetto scrisse al fratello che la realtà aveva superato le sue più fervide aspettative.
 

Fontana di Diana e Atteone

Fontana di Diana e Atteone

Del resto, la celerità con cui il Re volle procedere è dimostrazione inconfutabile dell’importanza che egli dava all’opera e del suo gradimento.
 
Il Palazzo era stato progettato come un grandissimo edificio con due facciate uguali, l’una sulla piazza d’armi, l’altra sui giardini. Del progetto iniziale, non furono mai realizzate la cupola centrale e la statua di Carlo sul timpano, al centro della facciata.
 
Per la prima volta, lo scalone centrale, che conduce ai reali appartamenti (oggi l’ingresso di questi è occupato dalla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione), fu posto al centro di un edificio.
 
Nel complesso, conta ben 1200 stanze! I giardini furono completati dopo la partenza del Re, e nel 1762 l’acqua – proveniente da Maddaloni – arrivò a Palazzo tramite l’Acquedotto Carolino.
 

Lavamano con zampe di aquila

Lavamano con zampe di aquila

Non è certo qui possibile fare una descrizione del Palazzo Reale e dei suoi giardini; del resto, si tratta di uno dei capolavori dell’architettura più conosciuti ed amati al mondo; ci limiteremo quindi, oltre a mostrare alcune immagini, ad accennare agli ambienti più belli ed importanti.
 
Dal vestibolo superiore si accede alla Cappella Palatina, simile a quella di Versailles (una spoglia sala a galleria con un colonnato che si innalza su un alto stilobate), inaugurata nella Messa di Mezzanotte del Natale del 1784, alla presenza del Re e di tutta la Corte.
 
La cappella è dedicata alla Immacolata Concezione, la cui immagine è dipinta nella curva absidale.
 
Ricordiamo poi le Stanze delle Stagioni, sale piccole e molto decorate: in quella della “primavera” il Re e la Regina accoglievano gli ospiti più intimi, e vi si trovano alcune splendide vedute di porti dell’Hackert.
 
Mentre l’Appartamento del Re è arredato in maniera rigorosa con mobili tedeschi, quello della Regina Maria Carolina è piuttosto frivolo ed elegante.
 

Natività

Natività

Attraversata la Biblioteca Palatina, composta di tre sale, di stile neoclassico, si arriva alla Sala Ellittica, tutta dipinta in bianco, senza decorazioni, destinata ai divertimenti di corte; attualmente ospita l’incantevole Presepe borbonico.
 
I Borbone favorirono sempre l’antica tradizione presepiale napoletana, e ad ogni Natale veniva allestito un grande presepe nella Reggia, al quale concorrevano non solo gli artigiani esperti, ma anche le Principesse di Corte, confezionando gli abiti dei pastori. Le figurine erano realizzate parte in terracotta, teste mani e piedi, mentre l’anima era in stoppa e fil di ferro.
 
Venivano realizzati veri e propri progetti: l’ultimo fu del 1844, e l’attuale presepe presente alla Reggia si ispira proprio a quel progetto.
 
Dalla Sala ellittica si accede alla splendida Pinacoteca Casertana, allestita di recente con i ritratti dei Sovrani.
 
Ma ancora più importante è la sezione dedicata agli splendidi paesaggi che Ferdinando IV commissionò a J.P. Hackert, secondo vero artista della Reggia di Caserta.
 
Hackert, nato a Prenzlau nel 1737, nel 1768 giunse in Italia, rimanendovi per sempre; del 1782 è l’incontro con Re Ferdinando; il grande pittore racconta come rimase meravigliato della competenza del Re e di come parlasse con intelligenza e chiarezza di pittura.
 

Fontana di Venere e Adone

Fontana di Venere e Adone

I due si intesero subito (accadde in piccolo ciò che era accaduto in grande trent’anni prima), e da questa intesa nacquero le splendide tele che ancora oggi si ammirano a Caserta.
 
Da ricordare infine è il piccolo e prezioso teatro di Corte, sul lato occidentale del Palazzo. Il teatro non compariva nel primo progetto, e il Vanvitelli lo realizzò per precisa volontà del Re Carlo nel 1756, a lavori già cominciati.
 
Per concludere, i meravigliosi giardini, con le incantevoli sculture, per le quali solo l’occhio può dare fedele riproduzione.
 
E solo una visita personale in loco può far rendere conto dello splendore del Palazzo e della munificenza dei Borbone, realizzatori delle due più grandi e splendide regge del mondo.

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