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IN RICORDO DI RE FRANCESCO II

IN RICORDO DI RE FRANCESCO II

Napoli, 27 dicembre 2020

“Francesco II fu re nella sventura ancor più che nei pochi mesi di sovranità effettiva: dalle banche non ritirò i suoi depositi, dalla Reggia, più che opere d’arte e di valore venale, portò con sé oggetti di devozione e ricordi famigliari”. MARTUCCI R, L’invenzione dell’Italia unita, Sansoni, Firenze 1999, pp. 189-190.”]

Con questo breve passaggio ci tengo a ricordare l’ultimo Re delle Due Sicilie, il mio Antenato, il Servo di Dio Francesco II nella ricorrenza della sua scomparsa terrena. Egli è sempre vivo nei nostri cuori e l’affetto che tutti Voi state dimostrando in questa fase che ha seguito il placet per l’apertura del processo di beatificazione e canonizzazione ne è una ulteriore conferma.
Nella sua vita si distinse per molti e numerosi meriti, ma soprattutto per le sue virtù.
La sua luce brilla ancora oggi non solo per la dignità e l’eroismo nella tragedia dell’invasione, oppure per l’altissimo senso del sacrificio, avendo scelto l’esilio personale anziché condannare il proprio popolo a patire le sofferenze e le disgrazie di una lunga guerra.
La sua luce brilla soprattutto per il suo essere veramente cristiano e, in questo, sempre regale.
S.M. Francesco II fu sempre profondamente cattolico, ma senza mai scadere nel bigottismo e nel fanatismo, e fu questo gli permise di affrontare ogni avversità con la serenità di chi assiste al compiersi della volontà di Dio, nella consapevolezza che questa supera ogni umana comprensione.
Dimostrò la sua fede e la sua umanità sia pubblicamente, come a Gaeta soprattutto con i suoi nemici, sia in privato, pregando assiduamente, digiunando regolarmente (al punto di chiedere al Vescovo una dispensa per non offendere un suo ospite che lo aveva invitato a cena), così come andando a Messa ogni mattina e recitando il rosario in Parrocchia in mezzo agli altri fedeli, ogni sera; mentre allo stesso modo si impegnava in discorsi teologici con il canonico Marini.
Il suo dignitoso esilio, la cura che aveva verso la sua famiglia (occupandosi personalmente, ad esempio, delle trattative e degli accordi per il matrimonio dei fratelli), la preoccupazione e l’impegno verso il suo popolo, che aiutava come poteva, nonostante i suoi pochissimi mezzi.
Ma soprattutto Francesco brilla perché, come vero cristiano, si impegnò ad esserlo per tutta la sua vita, pur sopportando ed accettando la volontà divina, mai con supina e debole rassegnazione, ma con coraggio e dignità, nella certezza che il suo immane sacrificio era al servizio della Fede, della sua Real casa e del suo popolo.
Perché per Francesco sarebbe stato tutto molto più facile: avrebbe potuto scegliere il compromesso, l’accordo, la sottomissione. Gli sarebbe bastato rinunziare al trono delle Due Sicilie e scegliere di ottenere ricchezze, onori e titoli, barattando così i diritti della Sua Real Casa e la dignità del suo popolo. Ma rispose con il celebre: “Il mio onore non è in vendita”, che si staglia in alto come l’emblema della sua grandezza, l’epitaffio della sua gloria.
Quella di un uomo, un vero cristiano ed un vero re, che ha abbracciato la via dell’esilio e del martirio, in un lungo e cocente stillicidio, come un lungo e cristiano calvario, durante il quale trascinò la sua croce, che si concluse con una morte oscura e prematura, ma in realtà giunta in fine alla gloria della morte per la sua obbedienza, alla sua fede ed ai suoi valori.
Perché sulla croce del suo letto, morente, egli volse gli occhi al cielo, certo nella speranza che, dopo aver vissuto la sua vita aspettando “la giustizia del Cielo”, sarebbe arrivata la giusta e degna ricompensa di Dio Padre Onnipotente, per essere stato, sequela Christi, degno del Suo Signore.

Mi unisco in preghiera a tutti Voi con l’auspicio di poterVi presto incontrare.

Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro

Capo della Real Casa e Gran Maestro

 
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